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Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni PDF Stampa E-mail
Venerdì 15 Luglio 2011 11:03

Decreto del Presidente della Repubblica -> 80.5.870 - D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62.

Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti
pubblici, a norma dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165.
§ 80.5.870 - D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62.
Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a
norma dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
(G.U. 4 giugno 2013, n. 129)
Settore: Normativa nazionale
Materia: 80. Pubblica amministrazione
Capitolo: 80.5 personale
Data: 16/04/2013
Numero: 62
Sommario
Art. 1. Disposizioni di carattere generale
Art. 2. Ambito di applicazione
Art. 3. Principi generali
Art. 4. Regali, compensi e altre utilità
Art. 5, Partecipazione ad associazioni e organizzazioni
Art. 6. Comunicazione degli interessi finanziari e conflitti d'interesse
Art. 7. Obbligo di astensione
Art. 8. Prevenzione della corruzione
Art. 9. Trasparenza e tracciabilità
Art. 10. Comportamento nei rapporti privati
Art. 11. Comportamento in servizio
Art. 12. Rapporti con il pubblico
Art. 13. Disposizioni particolari per i dirigenti
Art. 14. Contratti ed altri atti negoziali
Art. 15. Vigilanza, monitoraggio e attività formative
Art. 16. Responsabilità conseguente alla violazione dei doveri del codice
Art. 17. Disposizioni finali e abrogazioni


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione;
Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante "Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche";
Visto, in particolare, l'articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come
sostituito dall'articolo 1, comma 44, della legge 6 novembre 2012, n. 190, che
prevede l'emanazione di un Codice di comportamento dei dipendenti delle
pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione
dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà,
imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell'interesse pubblico;
Visto il decreto del Ministro per la funzione pubblica 28 novembre 2000, recante
"Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni",
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001;
Vista l'intesa intervenuta in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 7 febbraio 2013;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti
normativi nell'Adunanza del 21 febbraio 2013;
Ritenuto di non poter accogliere le seguenti osservazioni contenute nel citato
parere del Consiglio di Stato con le quali si chiede: di estendere, all'articolo 2,
l'ambito soggettivo di applicazione del presente Codice a tutti i pubblici dipendenti,
in considerazione del fatto che l'articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001,
come modificato dall'articolo 1, comma 44, della legge n. 190 del 2012, trova
applicazione soltanto ai pubblici dipendenti il cui rapporto di lavoro è regolato
contrattualmente; di prevedere, all'articolo 5, la valutazione, da parte
dell'amministrazione, della compatibilità dell'adesione o dell'appartenenza del
dipendente ad associazioni o ad organizzazioni, in quanto, assolto l'obbligo di
comunicazione da parte del dipendente, l'amministrazione non appare legittimata,
in via preventiva e generale, a sindacare la scelta associativa; di estendere
l'obbligo di informazione di cui all'articolo 6, comma 1, ai rapporti di collaborazione
non retribuiti, in considerazione del fatto che la finalità della norma è quella di far
emergere solo i rapporti intrattenuti dal dipendente con soggetti esterni che
abbiano risvolti di carattere economico; di eliminare, all'articolo 15, comma 2, il
passaggio, agli uffici di disciplina, anche delle funzioni dei comitati o uffici etici, in
quanto uffici non più previsti dalla vigente normativa;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell'8 marzo
2013;
Sulla proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione;

Emana
il seguente regolamento:
Art. 1. Disposizioni di carattere generale
1. Il presente codice di comportamento, di seguito denominato "Codice", definisce,
ai fini dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i doveri minimi
di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono
tenuti ad osservare.
2. Le previsioni del presente Codice sono integrate e specificate dai codici di
comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai sensi dell'articolo 54,
comma 5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001.
Art. 2. Ambito di applicazione
1. Il presente codice si applica ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il cui
rapporto di lavoro è disciplinato in base all'articolo 2, commi 2 e 3, del medesimo
decreto.
2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54, comma 4, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le norme contenute nel presente codice
costituiscono principi di comportamento per le restanti categorie di personale di cui
all'articolo 3 del citato decreto n. 165 del 2001, in quanto compatibili con le
disposizioni dei rispettivi ordinamenti.
3. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo n. 165 del 2001 estendono, per quanto compatibili, gli obblighi di
condotta previsti dal presente codice a tutti i collaboratori o consulenti, con
qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di
incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, nonchè nei
confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi e
che realizzano opere in favore dell'amministrazione. A tale fine, negli atti di incarico
o nei contratti di acquisizioni delle collaborazioni, delle consulenze o dei servizi, le
amministrazioni inseriscono apposite disposizioni o clausole di risoluzione o
decadenza del rapporto in caso di violazione degli obblighi derivanti dal presente
codice.
4. Le disposizioni del presente codice si applicano alle regioni a statuto speciale e
alle province autonome di Trento e di Bolzano nel rispetto delle attribuzioni
derivanti dagli statuti speciali e delle relative norme di attuazione, in materia di
organizzazione e contrattazione collettiva del proprio personale, di quello dei loro
enti funzionali e di quello degli enti locali del rispettivo territorio.

Art. 3. Principi generali
1. Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la Nazione con disciplina ed
onore e conformando la propria condotta ai principi di buon andamento e
imparzialità dell'azione amministrativa. Il dipendente svolge i propri compiti nel
rispetto della legge, perseguendo l'interesse pubblico senza abusare della posizione
o dei poteri di cui è titolare.
2. Il dipendente rispetta altresì i principi di integrità, correttezza, buona fede,
proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza e agisce in
posizione di indipendenza e imparzialità, astenendosi in caso di conflitto di
interessi.
3. Il dipendente non usa a fini privati le informazioni di cui dispone per ragioni di
ufficio, evita situazioni e comportamenti che possano ostacolare il corretto
adempimento dei compiti o nuocere agli interessi o all'immagine della pubblica
amministrazione. Prerogative e poteri pubblici sono esercitati unicamente per le
finalità di interesse generale per le quali sono stati conferiti.
4. Il dipendente esercita i propri compiti orientando l'azione amministrativa alla
massima economicità, efficienza ed efficacia. La gestione di risorse pubbliche ai fini
dello svolgimento delle attività amministrative deve seguire una logica di
contenimento dei costi, che non pregiudichi la qualità dei risultati.
5. Nei rapporti con i destinatari dell'azione amministrativa, il dipendente assicura la
piena parità di trattamento a parità di condizioni, astenendosi, altresì, da azioni
arbitrarie che abbiano effetti negativi sui destinatari dell'azione amministrativa o
che comportino discriminazioni basate su sesso, nazionalità, origine etnica,
caratteristiche genetiche, lingua, religione o credo, convinzioni personali o
politiche, appartenenza a una minoranza nazionale, disabilità, condizioni sociali o di
salute, età e orientamento sessuale o su altri diversi fattori.
6. Il dipendente dimostra la massima disponibilità e collaborazione nei rapporti con
le altre pubbliche amministrazioni, assicurando lo scambio e la trasmissione delle
informazioni e dei dati in qualsiasi forma anche telematica, nel rispetto della
normativa vigente.

Art. 4. Regali, compensi e altre utilità
1. Il dipendente non chiede, nè sollecita, per sè o per altri, regali o altre utilità.
2. Il dipendente non accetta, per sè o per altri, regali o altre utilità, salvo quelli
d'uso di modico valore effettuati occasionalmente nell'ambito delle normali relazioni
di cortesia e nell'ambito delle consuetudini internazionali. In ogni caso,
indipendentemente dalla circostanza che il fatto costituisca reato, il dipendente non
chiede, per sè o per altri, regali o altre utilità, neanche di modico valore a titolo di
corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio da
soggetti che possano trarre benefici da decisioni o attività inerenti all'ufficio, nè da
soggetti nei cui confronti è o sta per essere chiamato a svolgere o a esercitare
attività o potestà proprie dell'ufficio ricoperto.
3. Il dipendente non accetta, per sè o per altri, da un proprio subordinato,
direttamente o indirettamente, regali o altre utilità, salvo quelli d'uso di modico
valore. Il dipendente non offre, direttamente o indirettamente, regali o altre utilità
a un proprio sovraordinato, salvo quelli d'uso di modico valore.
4. I regali e le altre utilità comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dal presente
articolo, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, sono immediatamente
messi a disposizione dell'Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti
a fini istituzionali.
5. Ai fini del presente articolo, per regali o altre utilità di modico valore si intendono
quelle di valore non superiore, in via orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di
sconto. I codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni possono
prevedere limiti inferiori, anche fino all'esclusione della possibilità di riceverli, in
relazione alle caratteristiche dell'ente e alla tipologia delle mansioni.
6. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione da soggetti privati che
abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico
significativo in decisioni o attività inerenti all'ufficio di appartenenza.
7. Al fine di preservare il prestigio e l'imparzialità dell'amministrazione, il
responsabile dell'ufficio vigila sulla corretta applicazione del presente articolo.
Art. 5, Partecipazione ad associazioni e organizzazioni
1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione, il dipendente
comunica tempestivamente al responsabile dell'ufficio di appartenenza la propria
adesione o appartenenza ad associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro
carattere riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano interferire con lo
svolgimento dell'attività dell'ufficio. Il presente comma non si applica all'adesione a
partiti politici o a sindacati.
2. Il pubblico dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad associazioni
od organizzazioni, nè esercita pressioni a tale fine, promettendo vantaggi o
prospettando svantaggi di carriera.
Art. 6. Comunicazione degli interessi finanziari e conflitti d'interesse
1. Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da leggi o regolamenti, il
dipendente, all'atto dell'assegnazione all'ufficio, informa per iscritto il dirigente
dell'ufficio di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati
in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni,
precisando:
a) se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il secondo grado, il coniuge o il
convivente abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i
predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi
in attività o decisioni inerenti all'ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2. Il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle
sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi con interessi
personali, del coniuge, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado. Il
conflitto può riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniali, come
quelli derivanti dall'intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei
superiori gerarchici.

Art. 7. Obbligo di astensione
1. Il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che
possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo
grado, del coniuge o di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di
frequentazione abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con cui egli o il
coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito
significativi, ovvero di soggetti od organizzazioni di cui sia tutore, curatore,
procuratore o agente, ovvero di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati,
società o stabilimenti di cui sia amministratore o gerente o dirigente. Il dipendente
si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza.
Sull'astensione decide il responsabile dell'ufficio di appartenenza.
Art. 8. Prevenzione della corruzione
1. Il dipendente rispetta le misure necessarie alla prevenzione degli illeciti
nell'amministrazione. In particolare, il dipendente rispetta le prescrizioni contenute
nel piano per la prevenzione della corruzione, presta la sua collaborazione al
responsabile della prevenzione della corruzione e, fermo restando l'obbligo di
denuncia all'autorità giudiziaria, segnala al proprio superiore gerarchico eventuali
situazioni di illecito nell'amministrazione di cui sia venuto a conoscenza.
Art. 9. Trasparenza e tracciabilità
1. Il dipendente assicura l'adempimento degli obblighi di trasparenza previsti in
capo alle pubbliche amministrazioni secondo le disposizioni normative vigenti,
prestando la massima collaborazione nell'elaborazione, reperimento e trasmissione
dei dati sottoposti all'obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale.
2. La tracciabilità dei processi decisionali adottati dai dipendenti deve essere, in
tutti i casi, garantita attraverso un adeguato supporto documentale, che consenta
in ogni momento la replicabilità.
Art. 10. Comportamento nei rapporti privati
1. Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative con pubblici ufficiali
nell'esercizio delle loro funzioni, il dipendente non sfrutta, nè menziona la posizione
che ricopre nell'amministrazione per ottenere utilità che non gli spettino e non
assume nessun altro comportamento che possa nuocere all'immagine
dell'amministrazione.
Art. 11. Comportamento in servizio
1. Fermo restando il rispetto dei termini del procedimento amministrativo, il
dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda nè adotta comportamenti tali da
far ricadere su altri dipendenti il compimento di attività o l'adozione di decisioni di
propria spettanza.
2. Il dipendente utilizza i permessi di astensione dal lavoro, comunque denominati,
nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti
collettivi.
3. Il dipendente utilizza il materiale o le attrezzature di cui dispone per ragioni di
ufficio e i servizi telematici e telefonici dell'ufficio nel rispetto dei vincoli posti
dall'amministrazione. Il dipendente utilizza i mezzi di trasporto
dell'amministrazione a sua disposizione soltanto per lo svolgimento dei compiti
d'ufficio, astenendosi dal trasportare terzi, se non per motivi d'ufficio.

Art. 12. Rapporti con il pubblico
1. Il dipendente in rapporto con il pubblico si fa riconoscere attraverso l'esposizione
in modo visibile del badge od altro supporto identificativo messo a disposizione
dall'amministrazione, salvo diverse disposizioni di servizio, anche in considerazione
della sicurezza dei dipendenti, opera con spirito di servizio, correttezza, cortesia e
disponibilità e, nel rispondere alla corrispondenza, a chiamate telefoniche e ai
messaggi di posta elettronica, opera nella maniera più completa e accurata
possibile. Qualora non sia competente per posizione rivestita o per materia,
indirizza l'interessato al funzionario o ufficio competente della medesima
amministrazione. Il dipendente, fatte salve le norme sul segreto d'ufficio, fornisce
le spiegazioni che gli siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri
dipendenti dell'ufficio dei quali ha la responsabilità od il coordinamento. Nelle
operazioni da svolgersi e nella trattazione delle pratiche il dipendente rispetta,
salvo diverse esigenze di servizio o diverso ordine di priorità stabilito
dall'amministrazione, l'ordine cronologico e non rifiuta prestazioni a cui sia tenuto
con motivazioni generiche. Il dipendente rispetta gli appuntamenti con i cittadini e
risponde senza ritardo ai loro reclami.
2. Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei
diritti sindacali, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche offensive nei
confronti dell'amministrazione.
3. Il dipendente che svolge la sua attività lavorativa in un'amministrazione che
fornisce servizi al pubblico cura il rispetto degli standard di qualità e di quantità
fissati dall'amministrazione anche nelle apposite carte dei servizi. Il dipendente
opera al fine di assicurare la continuità del servizio, di consentire agli utenti la
scelta tra i diversi erogatori e di fornire loro informazioni sulle modalità di
prestazione del servizio e sui livelli di qualità.

4. Il dipendente non assume impegni nè anticipa l'esito di decisioni o azioni proprie
o altrui inerenti all'ufficio, al di fuori dei casi consentiti. Fornisce informazioni e
notizie relative ad atti od operazioni amministrative, in corso o conclusi, nelle
ipotesi previste dalle disposizioni di legge e regolamentari in materia di accesso,
informando sempre gli interessati della possibilità di avvalersi anche dell'Ufficio per
le relazioni con il pubblico. Rilascia copie ed estratti di atti o documenti secondo la
sua competenza, con le modalità stabilite dalle norme in materia di accesso e dai
regolamenti della propria amministrazione.
5. Il dipendente osserva il segreto d'ufficio e la normativa in materia di tutela e
trattamento dei dati personali e, qualora sia richiesto oralmente di fornire
informazioni, atti, documenti non accessibili tutelati dal segreto d'ufficio o dalle
disposizioni in materia di dati personali, informa il richiedente dei motivi che ostano
all'accoglimento della richiesta. Qualora non sia competente a provvedere in merito
alla richiesta cura, sulla base delle disposizioni interne, che la stessa venga
inoltrata all'ufficio competente della medesima amministrazione.
Art. 13. Disposizioni particolari per i dirigenti
1. Ferma restando l'applicazione delle altre disposizioni del Codice, le norme del
presente articolo si applicano ai dirigenti, ivi compresi i titolari di incarico ai sensi
dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dell'articolo 110
del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ai soggetti che svolgono funzioni
equiparate ai dirigenti operanti negli uffici di diretta collaborazione delle autorità
politiche, nonchè ai funzionari responsabili di posizione organizzativa negli enti privi
di dirigenza.
2. Il dirigente svolge con diligenza le funzioni ad esso spettanti in base all'atto di
conferimento dell'incarico, persegue gli obiettivi assegnati e adotta un
comportamento organizzativo adeguato per l'assolvimento dell'incarico.
3. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all'amministrazione le
partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto
di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini
entro il secondo grado, coniuge o convivente che esercitano attività politiche,
professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l'ufficio che
dovrà dirigere o che siano coinvolti nelle decisioni o nelle attività inerenti all'ufficio.
Il dirigente fornisce le informazioni sulla propria situazione patrimoniale e le
dichiarazioni annuali dei redditi soggetti all'imposta sui redditi delle persone fisiche
previste dalla legge.
4. Il dirigente assume atteggiamenti leali e trasparenti e adotta un comportamento
esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, i collaboratori e i destinatari
dell'azione amministrativa. Il dirigente cura, altresì, che le risorse assegnate al suo
ufficio siano utilizzate per finalità esclusivamente istituzionali e, in nessun caso, per
esigenze personali.
5. Il dirigente cura, compatibilmente con le risorse disponibili, il benessere
organizzativo nella struttura a cui è preposto, favorendo l'instaurarsi di rapporti
cordiali e rispettosi tra i collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione
delle informazioni, alla formazione e all'aggiornamento del personale, all'inclusione
e alla valorizzazione delle differenze di genere, di età e di condizioni personali.
6. Il dirigente assegna l'istruttoria delle pratiche sulla base di un'equa ripartizione
del carico di lavoro, tenendo conto delle capacità, delle attitudini e della
professionalità del personale a sua disposizione. Il dirigente affida gli incarichi
aggiuntivi in base alla professionalità e, per quanto possibile, secondo criteri di
rotazione.
7. Il dirigente svolge la valutazione del personale assegnato alla struttura cui è
preposto con imparzialità e rispettando le indicazioni ed i tempi prescritti.
8. Il dirigente intraprende con tempestività le iniziative necessarie ove venga a
conoscenza di un illecito, attiva e conclude, se competente, il procedimento
disciplinare, ovvero segnala tempestivamente l'illecito all'autorità disciplinare,
prestando ove richiesta la propria collaborazione e provvede ad inoltrare
tempestiva denuncia all'autorità giudiziaria penale o segnalazione alla corte dei
conti per le rispettive competenze. Nel caso in cui riceva segnalazione di un illecito
da parte di un dipendente, adotta ogni cautela di legge affinchè sia tutelato il
segnalante e non sia indebitamente rilevata la sua identità nel procedimento
disciplinare, ai sensi dell'articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001.
9. Il dirigente, nei limiti delle sue possibilità, evita che notizie non rispondenti al
vero quanto all'organizzazione, all'attività e ai dipendenti pubblici possano
diffondersi. Favorisce la diffusione della conoscenza di buone prassi e buoni esempi
al fine di rafforzare il senso di fiducia nei confronti dell'amministrazione.

Art. 14. Contratti ed altri atti negoziali
1. Nella conclusione di accordi e negozi e nella stipulazione di contratti per conto
dell'amministrazione, nonchè nella fase di esecuzione degli stessi, il dipendente non
ricorre a mediazione di terzi, nè corrisponde o promette ad alcuno utilità a titolo di
intermediazione, nè per facilitare o aver facilitato la conclusione o l'esecuzione del
contratto. Il presente comma non si applica ai casi in cui l'amministrazione abbia
deciso di ricorrere all'attività di intermediazione professionale.
2. Il dipendente non conclude, per conto dell'amministrazione, contratti di appalto,
fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione con imprese con le quali abbia
stipulato contratti a titolo privato o ricevuto altre utilità nel biennio precedente, ad
eccezione di quelli conclusi ai sensi dell'articolo 1342 del codice civile. Nel caso in
cui l'amministrazione concluda contratti di appalto, fornitura, servizio,
finanziamento o assicurazione, con imprese con le quali il dipendente abbia
concluso contratti a titolo privato o ricevuto altre utilità nel biennio precedente,
questi si astiene dal partecipare all'adozione delle decisioni ed alle attività relative
all'esecuzione del contratto, redigendo verbale scritto di tale astensione da
conservare agli atti dell'ufficio.
3. Il dipendente che conclude accordi o negozi ovvero stipula contratti a titolo
privato, ad eccezione di quelli conclusi ai sensi dell'articolo 1342 del codice civile,
con persone fisiche o giuridiche private con le quali abbia concluso, nel biennio
precedente, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento ed
assicurazione, per conto dell'amministrazione, ne informa per iscritto il dirigente
dell'ufficio.
4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente, questi informa per
iscritto il dirigente apicale responsabile della gestione del personale.
5. Il dipendente che riceva, da persone fisiche o giuridiche partecipanti a procedure
negoziali nelle quali sia parte l'amministrazione, rimostranze orali o scritte
sull'operato dell'ufficio o su quello dei propri collaboratori, ne informa
immediatamente, di regola per iscritto, il proprio superiore gerarchico o funzionale.
Art. 15. Vigilanza, monitoraggio e attività formative
1. Ai sensi dell'articolo 54, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, vigilano sull'applicazione del presente Codice e dei codici di comportamento
adottati dalle singole amministrazioni, i dirigenti responsabili di ciascuna struttura,
le strutture di controllo interno e gli uffici etici e di disciplina.
2. Ai fini dell'attività di vigilanza e monitoraggio prevista dal presente articolo, le
amministrazioni si avvalgono dell'ufficio procedimenti disciplinari istituito ai sensi
dell'articolo 55-bis, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che svolge,
altresì, le funzioni dei comitati o uffici etici eventualmente già istituiti.
3. Le attività svolte ai sensi del presente articolo dall'ufficio procedimenti
disciplinari si conformano alle eventuali previsioni contenute nei piani di
prevenzione della corruzione adottati dalle amministrazioni ai sensi dell'articolo 1,
comma 2, della legge 6 novembre 2012, n. 190. L'ufficio procedimenti disciplinari,
oltre alle funzioni disciplinari di cui all'articolo 55-bis e seguenti del decreto
legislativo n. 165 del 2001, cura l'aggiornamento del codice di comportamento
dell'amministrazione, l'esame delle segnalazioni di violazione dei codici di
comportamento, la raccolta delle condotte illecite accertate e sanzionate,
assicurando le garanzie di cui all'articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165 del
2001. Il responsabile della prevenzione della corruzione cura la diffusione della
conoscenza dei codici di comportamento nell'amministrazione, il monitoraggio
annuale sulla loro attuazione, ai sensi dell'articolo 54, comma 7, del decreto
legislativo n. 165 del 2001, la pubblicazione sul sito istituzionale e della
comunicazione all'Autorità nazionale anticorruzione, di cui all'articolo 1, comma 2,
della legge 6 novembre 2012, n. 190, dei risultati del monitoraggio. Ai fini dello
svolgimento delle attività previste dal presente articolo, l'ufficio procedimenti
disciplinari opera in raccordo con il responsabile della prevenzione di cui all'articolo
1, comma 7, della legge n. 190 del 2012.
4. Ai fini dell'attivazione del procedimento disciplinare per violazione dei codici di
comportamento, l'ufficio procedimenti disciplinari può chiedere all'Autorità
nazionale anticorruzione parere facoltativo secondo quanto stabilito dall'articolo 1,
comma 2, lettera d), della legge n. 190 del 2012.
5. Al personale delle pubbliche amministrazioni sono rivolte attività formative in
materia di trasparenza e integrità, che consentano ai dipendenti di conseguire una
piena conoscenza dei contenuti del codice di comportamento, nonchè un
aggiornamento annuale e sistematico sulle misure e sulle disposizioni applicabili in
tali ambiti.
6. Le Regioni e gli enti locali, definiscono, nell'ambito della propria autonomia
organizzativa, le linee guida necessarie per l'attuazione dei principi di cui al
presente articolo.
7. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni provvedono
agli adempimenti previsti nell'ambito delle risorse umane, finanziarie, e strumentali
disponibili a legislazione vigente.
Art. 16. Responsabilità conseguente alla violazione dei doveri del codice
1. La violazione degli obblighi previsti dal presente Codice integra comportamenti
contrari ai doveri d'ufficio. Ferme restando le ipotesi in cui la violazione delle
disposizioni contenute nel presente Codice, nonchè dei doveri e degli obblighi
previsti dal piano di prevenzione della corruzione, dà luogo anche a responsabilità
penale, civile, amministrativa o contabile del pubblico dipendente, essa è fonte di
responsabilità disciplinare accertata all'esito del procedimento disciplinare, nel
rispetto dei principi di gradualità e proporzionalità delle sanzioni.
2. Ai fini della determinazione del tipo e dell'entità della sanzione disciplinare
concretamente applicabile, la violazione è valutata in ogni singolo caso con
riguardo alla gravità del comportamento eall'entità del pregiudizio, anche morale,
derivatone al decoro o al prestigio dell'amministrazione di appartenenza. Le
sanzioni applicabili sono quelle previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti
collettivi, incluse quelle espulsiveche possono essere applicate esclusivamente nei
casi, da valutare in relazione alla gravità, di violazione delle disposizioni di cui agli
articoli 4, qualora concorrano la non modicità del valore del regalo o delle altre
utilità e l'immediata correlazione di questi ultimi con il compimento di un atto o di
un'attività tipici dell'ufficio, 5, comma 2, 14, comma 2, primo periodo, valutata ai
sensi del primo periodo. La disposizione di cui al secondo periodo si applica altresì
nei casi di recidiva negli illeciti di cui agli articoli 4, comma 6, 6, comma 2, esclusi i
conflitti meramente potenziali, e 13, comma 9, primo periodo. I contratti collettivi
possono prevedere ulteriori criteri di individuazione delle sanzioni applicabili in
relazione alle tipologie di violazione del presente codice.
3. Resta ferma la comminazione del licenziamento senza preavviso per i casi già
previsti dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi.
4. Restano fermi gli ulteriori obblighi e le conseguenti ipotesi di responsabilità
disciplinare dei pubblici dipendenti previsti da norme di legge, di regolamento o dai
contratti collettivi.
Art. 17. Disposizioni finali e abrogazioni
1. Le amministrazioni danno la più ampia diffusione al presente decreto,
pubblicandolo sul proprio sito internet istituzionale e nella rete intranet, nonchè
trasmettendolo tramite e-mail a tutti i propri dipendenti e ai titolari di contratti di
consulenza o collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale, ai titolari di
organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei vertici politici
dell'amministrazione, nonchè ai collaboratori a qualsiasi titolo, anche professionale,
di imprese fornitrici di servizi in favore dell'amministrazione. L'amministrazione,
contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro o, in mancanza, all'atto
di conferimento dell'incarico, consegna e fa sottoscrivere ai nuovi assunti, con
rapporti comunque denominati, copia del codice di comportamento.
2. Le amministrazioni danno la più ampia diffusione ai codici di comportamento da
ciascuna definiti ai sensi dell'articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n.
165 del 2001 secondo le medesime modalità previste dal comma 1 del presente
articolo.
3. Il decreto del Ministro per la funzione pubblica in data 28 novembre 2000
recante "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni",
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001, è abrogato.
Registrato alla Corte dei conti il 23 maggio 2013 Registro n. 4, foglio n. 300

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Giugno 2013 09:42
 
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