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Lunedì 03 Ottobre 2011 08:56

CASTELLO DI MONTERIGGIONI

Il Castello di Monteriggioni fu costruito dai senesi, per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari, in un periodo compreso tra il 1214 e il 1219. Il terreno, acquistato dalla Repubblica Senese, era la sede di un'antica fattoria Longobarda (la denominazione di Montis Regis probabilmente indicava un fondo di proprietà regale o che godeva di esenzioni fiscali da parte della corona).

La costruzione del castello ad opera della Repubblica di Siena ebbe principalmente scopo difensivo, in quanto il borgo sorse sul monte Ala in posizione di dominio e sorveglianza della Francigena, per controllare le valli dell'Elsa e dello Staggia in direzione di Firenze, storica rivale di Siena.

L'edificazione praticamente ex novo di un castello rappresentava una novità nella politica espansionistica senese: in precedenza, infatti, la città aveva acquistato castelli già esistenti, come quello di Quercegrossa.

Il tracciato circolare delle mura fu ottenuto semplicemente seguendo l'andamento naturale della collina.

Non c'è accordo degli storici sull'eventuale presenza del ponte levatoio. Certa è invece la presenze delle saracinesche, ovvero spesse porte di legno ricoperte di ferro che venivano azionate tramite carrucole. Anche oggi le due porte presentano i segni dei cardini e delle buche causati delle stanghe di chiusura. Sulla porta a ponente si possono anche notare i segni del rivellino, un'altra struttura difensiva di forma rettangolare collocata di fronte alla porta e anch'essa dotata di una seconda porta.

Il Castello di Monteriggioni era inoltre circondato dalle cosiddette carbonaie, ovvero fossati pieni di carbone e legna che veniva incendiato per respingere gli assalti. È ovvio che dei fossati pieni di acqua, come si vede in molte ricostruzioni medioevali, in cima ad una collina erano impossibili.

Dopo l'edificazione del castello i fiorentini e i senesi si batterono per il suo possesso nel 1244 e nel 1254 ma le mura del Castello resistettero sempre agli assalti guelfi.

Nel 1269, dopo la battaglia di Colle (ricordata da Dante nel XIII canto del Purgatorio), i senesi sconfitti si rifugiarono a Monteriggioni, assediato, ma invano, dai fiorentini.

In seguito alla peste del 1348 - 1349 i senesi decisero di far risiedere a Monteriggioni un capitano con alcuni fanti per proteggere la popolazione dai malfattori che imperversavano nella zona.

Nel 1380, secondo quanto si può leggere negli statuti “del comune et uomini di Monteriggioni”, gli abitanti di Monteriggioni erano considerati "Cittadini di Siena".

Nel 1383 un gruppo di esuli senesi si impadronirono del Castello con l'inganno, ma si arresero poco dopo.

Tra il 1400 e il 1500 furono interrate le mura per resistere meglio ai colpi dell'artiglieria. Si rese quindi inutile anche l'utilizzo delle carbonaie.

Nel 1526 i fiorentini assediarono Monteriggioni con 2000 fanti e 500 cavalieri, bombardando le mura con l'artiglieria. Il Castello di Monteriggioni però resistette e, il 25 luglio di quello stesso anno, nella battaglia di Camollia, i senesi sconfissero l'esercito pontificio, alleato dei fiorentini, che interruppero immediatamente l'assedio.

A metà del 1500, all’interno dello scontro che in Europa contrappone Carlo V d’Asburgo, Re di Spagna ed Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico ad Enrico II di Valois Re di Francia, si ha l’episodio della guerra di Siena dove i senesi alleati della Francia si contrappone ai fiorentini alleati di Carlo V. Il 27 aprile del 1554 Monteriggioni venne ceduto a tradimento, senza alcun combattimento, dal capitano Giovacchino Zeti, fuoriuscito fiorentino, al Marchese di Marignano comandante delle truppe imperiali. Dopo la caduta di Monteriggioni nella primavera del 1555 cadde anche la città di Siena. Questo episodio è considerato dagli storici come l'evento che segna il termine dell'epoca comunale in Italia.

Il 2 e 3 aprile 1559, dopo la morte di Carlo V (1558), con il trattato di pace di Cateau-Cambrésis si conclude tra le due potenze egemoni il lungo conflitto franco-spagnolo. In esecuzione di quel trattato, anche l'ultimo baluardo senese costituito dal presidio di Montalcino venne rilasciato da Filippo II di Spagna al ducato fiorentino. Così Cosimo I de' Medici impose la sua signoria sul territorio e gli abitanti di Monteriggioni.

Monteriggioni fu poi ceduta dai Medici alla famiglia Golia e attraverso vari altri passaggi fra famiglie nobili alla famiglia Griccioli, che tuttora mantiene possedimenti nel castello e nelle campagne circostanti.

Le mura hanno subito un importante intervento a cavallo fra gli anni 20 e 30 del XX secolo con la ricostruzione delle torri che erano state abbattute nei secoli precedenti.

L’attuale Comune è quello che risulta dall’atto del Granduca di Toscana del 1777 che il 2 giugno accorpava 3 comunità, Monteriggioni, Santa Colomba e Strove, e 13 comunelli, che erano:

· Chiocciola e Riciano

· Abbadia a Isola

· Basciano

· Montautolo del Bosco

· Castiglioncello dell’Erede

· Fungaia

· Lornano e Campo di Fiore

· Gardina

· Santa Maria al Poggiulo

· Pieve al Castello

· Santo al Colle

· San Fiore a Strove o Scorgiano

· Castiglion Ghinibaldi o Castiglioncello Piccolomini

andando a formare l’attuale entità amministrativa e territoriale.

Vari sono stati i tentativi da parte del Comune di Siena di annettere l’intero territorio di Monteriggioni.

In due riprese Siena aveva annesso i territori del Comune della Masse di Camollia prima e poi del Comune delle Masse. L’ultimo tentativo verso Monteriggioni risale al 1904 quando l’allora Sindaco, Icilio Bandini, respinse insieme alla sua Giunta tale richiesta.

La sede del Municipio fino agli anni ’50 era collocata a Fontebecci, nei locali attualmente sede della Banca del Chianti, ex Banca Monteriggioni, all’estremo confine a ridosso del Comune di Siena. Solo dopo la costruzione dell’attuale sede fu traslocato alla Colonna di Monteriggioni, ai piedi della collina sotto il Castello.

 

BADIA A ISOLA

Badia a Isola era la XVI mansione della via Francigena secondo l'itinerario di Sigerico arcivescovo di Canterbury che nel 994 intraprese un viaggio da Roma alla sua diocesi dopo aver ricevuto dal Papa il Pallium Vescovile. In questo luogo Ava, vedova di Ildebrando dei Signori di Staggia, aveva fatto costruire una sanctam aulam, una chiesa, in honorem domini et Salvatoris nostri Iesu Christi nel luogo detto l’Isola di fronte a Borgo Nuovo.

Sempre a sue spese il 4 febbraio 1001 Ava nel medesimo luogo fondò un monastero, il Monastero di San Salvatore all’Isola, che fu dotato di una proprietà terriera costituita da ben 42 poderi. La famiglia attraverso il monastero, di cui avrebbe eletto l'abate, poteva consolidare il proprio patrimonio e controllare il territorio.

Il controllo dei signori di Staggia cominciò a diminuire sul finire dell’XI secolo a causa del frazionamento del patrimonio tra gli eredi. Invece il monastero estese sempre di più il suo potere sui castelli e i borghi circostanti.

L’opera dei monaci fu importante per la bonifica del piano e dell’acquitrinio che di fatto separava l’Abbazia dalla collina di Monteriggioni, l’attuale Pian del Casone.

Ad incrementare il potere dell'abbazia concorse anche la sua posizione, situata com'era sulla allora trafficatissima via Francigena. A questo scopo vennero costruiti un ospedale dedicato a San Salvatore e noto dal 19 luglio 1050 e anche uno xenodochio, un ostello per il ricovero dei viandanti stranieri, esistente già il 29 aprile 1102.

Estintisi i Signori di Staggia, all'inizio del XII secolo i monaci entrarono in conflitto con il vescovo di Volterra per la nomina dell'abate. I monaci voleva scegliere autonomamente il loro rettore ed ebbero ragione; in seguito fecero un'alleanza con la famiglia Soarzi, signori di Talciona, che diventarono i nuovi feudatari e patroni del monastero. La struttura del monastero era andata completandosi a cavallo tra l'XI e il XII secolo e le tappe principali furono: il chiostro già completato il 31 dicembre 1062 e dotato di cellaria nel 1110; nel 1122 l'altare di San Salvatore venne dotato di beni e in data 1 settembre 1123 presso la chiesa di san Salvatore esisteva un refettorio per i monaci; nel 1126 nel borgo prossimo al monastero, venne costruita una chiesa dedicata a San Cassiano per i riti civili di una popolazione in vistosa crescita.

Il vescovo di Siena Ranieri, nel 1135, prese sotto la sua tutela l'abbazia e le concesse il controllo del territorio del contado senese oggetto delle mire fiorentine e incuneato tra le diocesi di Volterra e Fiesole. Tale accordo venne confermato da Engilberto marchese di Toscana e subito dopo i Soarzi, donarono al vescovo e al comune di Siena dei beni, per stabilire un'alleanza in funzione antifiorentina. Dopo il nuovo accordo l'abbazia decise di dotarsi di una struttura militare difensiva e alla metà del secolo erano già stati edificati un cassero e le mura difensive.

Il grande prestigio raggiunto dal monastero portò alla decisione di edificare una nuova chiesa abbaziale, lavori che iniziarono durante il governo dell'abate Bernardo, tra il 1139 e il 1154, e videro la loro conclusione durante il governo dell'abate Ugo durato dal 1160 al 1194. La costruzione della chiesa doveva essere conclusa prima del 4 gennaio 1173 quando avvenne la consacrazione e l'aggiunta di un nuovo patrono, San Cirino, al quale venne dedicato nel giugno 1178 un altare realizzato in una delle absidi laterali. Il 31 luglio 1189 nella chiesa vennero traslate le ceneri del santo prendendole nella chiesa di Staggia.

L'abate Ugo, durante il suo governo, ricevette numerosi riconoscimenti: il 24 dicembre 1171 papa Alessandro III definì i confini del distretto ecclesiastico del monastero e concesse la protezione apostolica e sempre lo stesso pontefice concesse, il 18 settembre 1177 l'uso della mitria; l'imperatore Federico I pose il monastero sotto la sua protezione il 20 gennaio 1178. Da un atto datato 19 febbraio 1212 sappiamo che in quel periodo erano già stati costruiti sia il portico che il campanile.

Con l'espansione della potenza dei comuni il ruolo dell'abbazia andò progressivamente scemando nel corso del XIII secolo, tanto che il 18 giugno 1215 la Badia a Isola, gli abitanti del borgo e gli uomini della Val di Strove giurarono fedeltà al comune di Siena che da parte sua concesse la protezione sull'abbazia; anche l'imperatore rinnovò la sua protezione con un atto datato 28 dicembre 1221. La guerra che pochi anni dopo vide scontrarsi i senesi e i fiorentini causò al monastero enormi danni tanto che il 26 giugno 1238 appariva ridotto in estrema necessità e nel 1242 e 1243 venne spesso danneggiato dai monteriggionesi e dai senesi. Diminuì anche il potere ecclesiale tanto che il comune di Siena nominò autonomamente il rettore della chiesa di Strove il 12 dicembre 1254. Nonostante questi problemi il patrimonio dell'abbazia era cospicuo anche se con una rendita instabile come confermano le decime per il 1276 che ammontavano a 25 lire ma l'abbazia ottenne l'esenzione; nel 1277 però dovette pagare tasse per 47 lire e 10 soldi, nel 1296 30 lire e il reddito esentasse calcolato per il 1356 ammontava a 220 lire.

Il monastero venne inserito dai Senesi nel sistema di castelli posti ai confini del contado e perciò venne fortificato nel 1376. Grazie alle nuove fortificazioni il monastero passò un periodo di notevole sicurezza e ciò portò a nuovi investimenti come quelli del 1395-1400 quando a Taddeo di Bartolo venne commissionato un affresco e il 1 settembre 1401 ottennero la concessione del titolo di pieve e il fonte battesimale, entrambi ottenuti a scapito della vicina Pieve di Santa Maria a Castello, l’attuale Pieve a Castello; il fonte battesimale venne sostituito nel 1419 con uno di scuola senese. Nel 1446 la badia venne annessa al monastero di Sant'Eugenio di Siena, l’attuale Monistero vicino a Costafabbri. Nel XVI secolo Vincenzo Tamagni venne chiamato ad affrescare l'interno della chiesa abbaziale e in quel periodo venne costituita la Compagnia del Corpo di Cristo. Ancora nel XVII secolo la chiesa era dotata di una cupola e di un tiburio mentre nella prima metà del XIX secolo le tre navate presentavano cinque campate.

Nell’era moderna il complesso abbaziale perse il suo ruolo e divenne il centro dell’Azienda agricola del Casone di proprietà della famiglia Terrosi Vagnoli. Gli ambienti monastici divennero magazzini, tinaie e granai e tali funzioni sono in parte arrivate fino agli anni 70 del secolo passato.

A seguito di una ricognizione sullo stato della chiesa, oramai separata dal complesso monastico, fatto nel 1894 il prof. Alessandro Lisini giudicò l'immobile in pessime condizioni e l'Ufficio Regionale per la conservazione dei Monumenti della Toscana stilò un progetto di restauro che nel 1895 venne approvato. Ancora nel 1907 i lavori non erano iniziati e la chiesa presentava ancora una tettoia sopra il portale e un campanile a vela sulla cuspide. I lavori veri di restauro iniziarono però solo nel 1962 quando un progetto venne elaborato dalla Soprintendenza ai Monumenti di Siena; il progetto prevedeva due fasi di lavori: la prima fase vide il ripristino dell'ultima campate e della zona dell'abside, venne tolta la tettoia lignea del portale e venne liberata la bifora sinistra; la seconda fase, che solo parzialmente venne realizzata, prevedeva tra l'altro l'apertura del portale gemino e l'eliminazione delle volte dalle navate laterali.

 

QUERCEGROSSA

Quercegrossa è una frazione divisa a metà tra i comuni di Monteriggioni (sul lato ovest) e Castelnuovo Berardenga (sul lato est).

È situata all’inizio del Chianti, lungo la Strada “Chiantigiana”.

Il borgo di Quercegrossa è nominato in documenti risalenti al 1111.

All’inizio del XIII secolo il Castello di Quercegrossa ha svolto un ruolo importante nella linea difensiva della Repubblica di Siena, opposta a Firenze. Fu poi distrutto dai fiorentini nella guerra del 1232 e subito ricostruita a presidio dei confini senesi.

Vi era ubicata la chiesa di Santa Maria, risalente al XII secolo di cui non rimane traccia.

L’attuale Chiesa dei Santi Giacomo e Niccolò, faceva parte dell’ospedale che, fondato da Giacomo di Falcone nel XIII secolo, già nel XVII secolo aveva cessato le sue funzioni. Al suo interno una Pietà in terracotta policroma del XV secolo.

La località ha dato i natali a Jacopo di Pietro d'Agnolo di Guarnieri detto appunto Jacopo della Quercia che qui è nato nel 1374. Tentò una sintesi fra la scultura gotica di Giovanni Pisano e quella borgognona, da una parte, con la classicità dall'altra, assimilata attraverso le nuove scoperte del rinascimento: il suo maggiore interesse si rivolse alle figure, rese monumentali e percorse da una vitalità prorompente. La sua opera non trovò continuatori immediati. Fu stilisticamente un isolato, che venne capito successivamente solamente da Michelangelo.

Di Jacopo della Quercia abbiamo molte opere. Forse le più significative sono la fonte di Piazza del campo a Siena, la Fonte Gaja e il monumento funebre di Ilaria del Caretto conservato nel Duomo di San Martino di Lucca.

 

SAN LEONARDO AL LAGO

L'eremo agostiniano, documentato dal 1119, sorse presso il lago Verano, l’attuale Pian del Lago, e il toponimo richiama la situazione del periodo medievale di insediamento e costruzione dell’abbazia.

La chiesa e i locali furono ricostruiti tra il XIII secolo e il XIV secolo, riutilizzando il lato destro dell'antica costruzione in uno stile di transizione tra romanico e gotico. Nel 1366 l'intero complesso monastico fu fortificato.

Nella facciata della chiesa si apre il portale strombato con l'arco a tutto sesto.

L'interno è diviso in tre campate coperte con volta a crociera. La chiesa è stata oggetto di pesanti interventi decorativi di gusto neogotico: tuttavia, nella zona absidale si conservano pregevoli affreschi di Lippo Vanni, raffiguranti Storie della vita della Vergine, angeli e santi, databili tra il 1360 e il 1370.

Nell'ex refettorio, uno dei capolavori della pittura senese del Quattrocento: un frammentario ma pregevolissimo affresco con la Crocifissione, opera di Giovanni di Paolo del Grazia, realizzato intorno al 1445.

 

STROVE

Il borgo, di poco posteriore al VI secolo, fu castello della Repubblica di Siena a difesa del confine nord, verso lo stato fiorentino.

La sua posizione consentiva la chiusura del sistema difensivo collegando di fatto l’arco da Monteriggioni a Casole d’Elsa (altro presidio senese); e consentiva parimenti il controllo del traffico che attraversava quella che veniva definita la Val di Strove; traffico proveniente in gran parte dai paesi e castelli di fede fiorentina quali Colle di Val d’Elsa o San Gimignano.

Nella forma del borgo si possono ancora lèggere le vecchie mura medioevali che sono servite per appoggio delle abitazioni di costruzione posteriore, ma dalle stesse non sono state cancellate nel disegno e nella imponenza.

La chiesa del paese è dedicata a San Martino. Questa dedicazione è una ulteriore testimonianza dei traffici che passavano dal castello di Strove provenienti anche dai paesi di oltralpe dove il culto del vescovo di Tours era originato.

Santa Colomba

Santa Colomba

Il villaggio ha origini medievali, ed il castello che vi sorgeva subì gravi danni nel 1364 al passaggio della Compagnia di Ventura di Giovanni Acuto (John Howkwood), condottiero inglese al soldo di Firenze .

Di quell’epoca restano la chiesa e una torre difensiva, poi adibita a campanile dello stesso edificio religioso.

Altri resti di murature medievali si vedono nei basamenti della grandiosa villa rinascimentale che campeggia al centro del piccolo agglomerato, realizzata tra fine XV e inizi XVI secolo dal signore di Siena Pandolfo Petrucci, proprio sulle rovine del castello preesistente.

Attribuita all’architetto senese Baldassarre Peruzzi, era originariamente dotata di un maestoso giardino poi scomparso per far posto a successivi ampliamenti della villa.

Al tempo della guerra di Siena le truppe del Marchese di Marignano assalirono Santa Colomba e i pochi contadino che non fuggirono furono catturati ed impiccati dalle truppe Imperiali. Le cronache parlano di 13 morti.

Dopo vari passaggi di proprietà la Villa di Santa Colomba arriva in proprietà del convitto Piccolomini di Siena che la utilizzò per molti decenni come sede estiva dell’istituzione fino alla dismissione avvenuta nella seconda parte del secolo scorso.

All’interno della Chiesa esiste un pregevole ciclo di affreschi: una natività, una crocifissione e una serie di santi.

Due le caratteristiche principali degli affreschi che sono tutti del XIII e XIV secolo; nella natività, la cui rappresentazione è tratta sicuramente dalle cronache di un vangelo apocrifo per la presenza di nutrici che in detti testi erano menzionate, sui prati dipinti, si possono vedere riprodotte una moltitudine di piante officinali o commestibili tutt’ora presenti nel nostro territorio.

Altra caratteristica interessante la troviamo nella serie di Santi fra i quali spicca l’immagine di Sant’Ansano, il Patrono di Siena, inconfondibile con gli attributi della toga rossa e dell’asta con la balzana bianco nera.

È una delle poche, se non l’unica, rappresentazione del Santo evangelizzatore della Città di Siena, fuori delle mura cittadine.

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Ottobre 2011 12:19
 
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